Parrocchia San Francesco da Paola

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La parrocchiale

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LA STORIA La Parrocchia di San Francesco da Paola nacque nel 1586 in attuazione di un decreto del 1581 con cui il cardinale San Carlo Borromeo volle che fuori dalle mura venete fossero istituite chiese con almeno un sacerdote che potesse garantire l’assistenza religiosa a tutti coloro che abitavano sui Ronchi e nelle campagne intorno, soprattutto quando le porte della città erano chiuse, di notte o in particolari circostanze di pericolo. Furono i Frati Minimi di San Francesco da Paola, giunti a Brescia nel 1588, a costruire il convento e la chiesa sul luogo di un precedente edifi cio sacro dedicato a San Giovanni Battista, in ricordo del quale la Parrocchia fu chiamata di “San Giovanni Battista in San Francesco da Paola”. I Minimi restarono fi no al 1772, quando i decreti della Repubblica Veneta soppressero il convento e costrinsero i frati ad abbandonare monastero e parrocchia, che passò poi al clero diocesano.

L’EDIFICIO La chiesa, cui si accede per una scalinata fi ancheggiata da due terrapieni, conserva le linee della fi ne del Cinquecento-inizio Seicento. La facciata è semplice e lineare, alzata su un basso zoccolo lapideo e coronata da una trabeazione con architrave ripartito (fregio liscio e cornice dentellata). Quattro lesene di ordine tuscanico rielaborato dividono la facciata in tre fasce verticali, mentre una modanatura liscia e leggermente aggettante suddivide ulteriormente la parete in senso orizzontale. Negli scomparti laterali si aprono quattro fi nestre, quadrate e con inferriate le due inferiori, rettangolari le più alte. Al centro il portale d’ingresso architravato in marmo di Botticino, al di sopra del quale, in asse, si colloca una nicchia centinata, che accoglie un affresco del sec. XVII raffi gurante S.Francesco da Paola e un angelo che regge un cartiglio con il motto dei Frati Minimi, Charitas.

L’INTERNO L’interno è costituito da un’unica navata coperta da volta a botte, preceduta da un endonartece con volte a crociera sovrastato dalla balconata della cantoria, dove è collocato l’organo risalente alla seconda metà dell’Ottocento, opera dell’organaro bresciano Giovanni Tonoli. Sopra la bussola di ingresso un piccolo quadro, di pregevole fattura dei primi anni del 1600, rappresenta una coppia di devoti in abiti eleganti, probabilmente un ex voto, per la presenza nel dipinto, alle spalle dei coniugi, della fi gura di S.Francesco di Paola. Nell’ingresso, che ospita a sinistra il fonte battesimale secentesco in marmo di Botticino, sono collocati altri due dipinti, un olio della seconda metà del Cinquecento che raffi gura l’Ecce homo e una tela ottocentesca con la Madonna e Gesù bambino. In controfacciata, sopra l’organo, una tela settecentesca con S.Francesco che conforta un moribondo. La navata è movimenta sui lati lunghi da cinque altari in marmo policromo intarsiato, tutti riccamente decorati e preceduti da tre gradini. Sul lato sinistro gli altari sono tre: il primo dal fondo, risalente alla prima metà dell’Ottocento, è dedicato all’Immacolata; presenta una tela di inizio Seicento, divisa in due parti: in basso al centro è rappresentato San Michele arcangelo con una bilancia che pesa le anime, affi ancato a sinistra da San Carlo Borromeo e a destra da San Francesco di Sales inginocchiati; nella parte alta invece, entro un disco luminoso circondato da nubi, compare la Vergine che calpesta il demonio ai cui piedi sono inginocchiati Sant’Antonio da Padova a sinistra e Sant’Antonio abate a destra. Il secondo altare (1670-1730) è dedicato alla Madonna del Rosario: nella nicchia al centro dell’ancona marmorea, inquadrata da due colonne venate di rosa e decorata con stucchi settecenteschi di Antonio Callegari raffi guranti putti e la Trinità, è collocata una statua lignea dorata novecentesca della Vergine col Bambino, entrambi con corone in metallo argentato e cesellato del primo Settecento. Nel paliotto dell’altare è intarsiata la Madonna del Rosario su sfondo nero. Il terzo altare (1670-1730), con decori a stucco come il putto reggimensola e i festoni, è dedicato a San Francesco da Paola. L’ancona inquadra una tela del Seicento che presenta il Santo secondo l’iconografi a tradizionale: anziano e in piedi appoggiato al bastone con la scritta Charitas. Sul lato destro della navata gli altari sono due: il primo dal fondo, l’altare del suffragio, tradizionalmente chiamato degli Angeli custodi, presenta una tela dell’inizio del XVII secolo, nella cui parte alta è raffi gurata la Trinità con le anime purganti che attendono di essere portate in salvo dagli Angeli, mentre nella parte bassa in primo piano sono rappresentati Raffaele arcangelo e San Fermo, che richiamano l’attenzione sulla manifestazione della Trinità. Il secondo altare, detto dei Santi, è dedicato al trionfo dell’Eucaristia con una tela al centro della quale campeggia la fi gura della Madonna con Bambino su una nuvola e uno sfondo paesaggistico, circondata a destra dai
Santi Rocco e Pietro Martire domenicano e, a sinistra, da San Giovanni Battista e San Francesco d’Assisi. In alto una Gloria di Angeli regge un Ostensorio a forma di tempietto, a indicare la centralità dell’Eucaristia nel culto cristiano cattolico. Il dipinto, opera della fi ne del XVI, è l’unico fi rmato da tale Clavidius De Ruchelus. Su questo lato della chiesa dopo i due altari è collocato il pulpito ligneo dei primi anni del XX secolo; successivamente si apre la Cappella del Sacro Cuore. La fascia superiore della navata è stata affrescata nel 1933 da Vittorio Trainini con fi gure di personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento e dei Dottori della Chiesa. Trainini affrescò anche il fronte dell’arcone d’ingresso che sostiene la cantoria con una pregevole Annunciazione. In tutta la chiesa sono molti i richiami pittorici alla vita e ai miracoli del Santo cui è dedicata. Infatti sulle pareti della navata, tra gli altari laterali, e sull’arco santo sono collocate due tele settecentesche sovrapposte (ovale la superiore e rettangolare l’inferiore) di Antonio Paglia con la rappresentazione di miracoli e fatti della vita di S.Francesco. Anche nei coronamenti dei due confessionali lignei secenteschi e in quello della porta di accesso al chiostro sono piccoli tondi dedicati al Santo, sempre opera del Paglia. I dipinti dedicati al Santo raffi gurano nell’ordine, a sinistra dal fondo: S.Francesco riconcilia i penitenti (tondo del confessionale), salva un carpentiere, salva una vergine dalla violenza, consegna la spada a un milite (sopra la porta di accesso al chiostro), distribuisce il pane ai poveri, libera un’indemoniata; a destra dal fondo: libera un indemoniato (tondo del confessionale), compie il miracolo del ferro di cavallo, conforta un carcerato, guida la battaglia contro i Turchi (in alto sopra il pulpito). Sull’arco santo S.Francesco distribuisce il pane ai poveri, è sottoposto alla prova del fuoco, appare alla regina di Cipro, chiama il fuoco dal cielo.

L’ALTARE MAGGIORE Il presbiterio, sopraelevato di due gradini, è delimitato da una balaustra a colonnine in marmo di Botticino intarsiate in marmo nero, rosso e verde. L’altare maggiore, sovrastato da una tribuna espositoria, è maestoso, scolpito in marmo di Botticino con intarsi policromi e madreperla della fi ne del Seicento-inizi Settecento. Dietro l’altare si trova il piccolo elegante coro ligneo di noce intagliato risalente al medesimo periodo. La grande pala, che raffi gura San Giovanni Battista che battezza Gesù, è invece di fi ne Ottocento. Le pareti del presbiterio sono decorate ciascuna con tre cornici in stucco (di cui due ancora vuote) con dipinti raffi guranti episodi della vita e dei miracoli del Santo: nei due ovali tele di inizio Settecento opera del Paglia con il miracolo dell’acqua della cucchiarola e S.Francesco che salva un uomo dalle serpi; nelle due cornici rettangolari tele ottocentesche con il Santo che conforta un condannato e che resuscita un fanciullo.

LA CAPPELLA DEL SACRO CUORE La cappella, inaugurata nel 1935, nacque per volontà del parroco di allora, che trasformò un semplice sacello disadorno, che serviva di passaggio tra la sacrestia e il pulpito, in uno spazio di preghiera dedicato al Cuore di Gesù. L’altare, in marmo bianco di Carrara, con uno specchio verde antico, è completato da un paliotto in bronzo, raffigurante l’incontro del Padre con il fi gliol prodigo. L’ancona è costituita da una struttura lignea con due colonne tortili in stile barocco con nicchia centrale, in cui è collocata la statua lignea del Sacro Cuore. La volta della Cappella è dipinta con un cielo stellato su cui si aprono tre lunette e due riquadri, chiusi da quattro pennacchi agli angoli con raffigurazione di Santi. Nella cupola, decorata con archi di cerchi dorati, si apre un lucernario artistico in vetri cattedrali dipinti a mano.

IL CHIOSTRO DEL CONVENTO Il chiostro, cui si accede dalla porta sul lato sinistro della navata, appare raccolto e funzionale, secondo la sobrietà caratteristica dei Frati Minimi. Presenta su tre lati colonne doriche, mentre il quarto lato è oggi tamponato. I recenti restauri hanno riportato alla luce gli affreschi che ornano le lunette delle tre gallerie risalenti alla fi ne del Cinquecento-inizio Seicento di Antonio Gandino sulla vita di S.Francesco, recuperati dopo decenni di incuria, interessanti per la vivacità della rappresentazione, pur nella semplicità della fattura. L’edifi cio è oggi sede della comunità dei Diaconi Permanenti di Brescia.

VITA DI SAN FRANCESCO DA PAOLA Nato a Paola (Cosenza) il 27 marzo 1416, a dodici anni indossò il saio francescano per un voto fatto dai suoi genitori quando neonato era stato in pericolo di vita e si recò, sempre per voto, a Assisi e Roma. Tornato in Calabria, si ritirò in una grotta, praticando una vita di preghiera e di digiuno. A diciannove anni iniziò con altri compagni una vita comune che portò alla fondazione dell’Ordine dei Frati Minimi, chiamati così in gara di umiltà con Francesco d’Assisi che aveva fondato i Minori. Tutta la vita del Santo fu piena di fatti soprannaturali. La sua pietà e la sua fede vennero riconosciute quando era ancora in vita e il Re di Napoli, Ferrante d’Aragona, lo prese sotto la sua protezione: ciò non toglie che egli lo rimproverasse aspramente perché chiedeva troppe tasse al popolo. Quando il re tentò di conquistare il suo favore donandogli un cumulo di monete d’oro, il Santo ne spezzò una e fece vedere che grondava sangue. Nel 1483 il re di Francia Luigi XI, gravemente malato, chiese al Papa un taumaturgo e Papa Sisto IV ordinò a Francesco di recarsi presso la sua corte. Il futuro Santo obbedì e fu accolto ovunque con straordinari onori che lo lasciarono del tutto indifferente: giunto al capezzale del re, non lo guarì, ma lo confortò e gli diede il dono di una morte santa. Trattenuto dal successore Carlo VIII, che lo volle suo consigliere, morì a Plessis les Tours il 2 aprile 1507 a 91 anni. Fu canonizzato da Papa Leone X nel 1519.

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